Il casellario giudiziale motivo della disputa tra Lombardia e Svizzera

Se dal punto di vista fiscale sembrano aprirsi spiragli di dialogo tra il Canton Ticino e la Regione Lombardia sulla questione frontalieri, ben più complicata appare la questione del casellario giudiziale per chi risiede in Italia, ma lavora oltreconfine.

 

Gli accordi bilaterali dovrebbero servire a fornire un trattamento fiscale adeguato sia in Svizzera, sia in Italia: se le due parti riuscissero a trovare una soluzione, i frontalieri non dovrebbero fare il doppio dei documenti, oppure effettuare tutti i calcoli del caso per capire come pagare le tasse in Italia e come pagarle in Svizzera.

 

L’idea è di attenersi a quelle che sono le normative europee in materia, per ridurre le pratiche relative alla tassazione ed evitare che eventuali pagamenti in Svizzera non vengano considerati dal Fisco italiano. Il Canton Ticino, al centro della discussione per la presenza massiccia di frontalieri italiani, non ha posto problemi su questo punto, ma resta il “ma” del casellario giudiziale.

 

Infatti, per poter lavorare in Svizzera, è necessario che la persona non sia stata soggetta a provvedimenti restrittivi e non abbia precedenti penali. Il documento rilasciato dal casellario giudiziale italiano non sempre riesce a rispondere a questa esigenza, per mancanza di dati relativi alla parte svizzera.

 

I dati sono difficilmente reperibili e la Regione Lombardia ha chiesto più volte alla Svizzera di ridurre le misure restrittive, al fine di avere un quadro più chiaro della situazione anche dal punto di vista giudiziario.

 

Qui le trattative si bloccano: se da un lato la Regione chiede che i frontalieri possano comunque muoversi in Svizzera secondo le normative europee, quindi senza certificato rilasciato dal casellario giudiziale, oppure usando i dati incrociati; la Svizzera non rinuncia alla sua posizione, ritenendo di doversi in ogni caso assicurare su chi passa il confine.

 

La questione non interessa solo la Lombardia: anche dal Governo centrale si sarebbero promosse delle trattative per i frontalieri, in modo da non costringere chi lavora a pochi chilometri di distanza a una lunga trafila burocratica, pari a quella di chi decide di trasferirsi definitivamente all’estero.
In tal senso, si starebbe pensando in queste ore a un provvedimento, che richieda formalmente alla Svizzera di non richiedere questo certificato per gli italiani che lavorano all’estero, con la garanzia della Regione Lombardia sui propri cittadini.

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